Stolen Focus: come sopravvivere al rumore?
Spesso, la domenica, mi concedo una pausa al Caffè Torbellino a La Floresta di Medellìn: leggo, sorseggio il caffè e osservo il mondo intorno a me, mentre il tempo sembra rallentare e ogni dettaglio diventa più vivido.
Proprio in uno di questi momenti ho terminato di leggere l'edizione in spagnolo di Stolen Focus di Johann Hari. Capitolo dopo capitolo ho compreso che l’attenzione non è solo una questione privata, ma qualcosa di collettivo e condiviso: ad esempio in un team, se ciascuno interrompe gli altri senza regole, il risultato non è collaborazione, ma rumore.
A questo punto ho iniziato a chiedermi se anch’io, nel mio lavoro quotidiano, non fossi parte del problema. Come collega, ma anche come project manager, quante volte ho interrotto qualcuno con un messaggio veloce, un tag a caso, una call convocata più per abitudine che per reale necessità? 🤔
Consumo globale di attenzione
Lo scrittore e giornalista inglese Johann Hari ha percorso quasi 50.000 chilometri e parlato con più di 250 esperti per capire perché oggi facciamo così fatica a concentrarci e cosa possiamo fare per recuperare questa capacità.
L’idea di questa ricerca nasce da due esperienze personali: la preoccupazione per suo nipote, sempre incollato allo smartphone📱, e un esperimento di disconnessione di tre mesi che lo ha messo di fronte alla portata del problema. Da lì prende forma la sua tesi: non siamo di fronte a un limite individuale, ma a una vera e propria crisi globale dell’attenzione 🌍.

Secondo Hari le cause sono molteplici: la velocità con cui le informazioni ci raggiungono, la frammentazione costante del tempo, lo stress che accompagna il lavoro moderno, le distrazioni introdotte dalla tecnologia, ma anche il degrado dell’ambiente fisico e mentale in cui ci muoviamo ogni giorno. In questo contesto l’attenzione si rivela per ciò che è: una risorsa scarsa.
Attention economy
Ogni volta che la disperdiamo tra notifiche, riunioni e messaggi ridondanti, sottraiamo a noi stessi la possibilità di pensare in profondità e di creare valore. È questo il cuore dell’economia dell’attenzione, un sistema in cui aziende, piattaforme e perfino colleghi di lavoro competono per catturare il nostro tempo mentale, con conseguenze evidenti sulla produttività e sul nostro benessere piscofisico.

Già nel 1971, il premio Nobel per l’economia Herbert A. Simon (1916–2001) — la cui ricerca intrecciava psicologia cognitiva ed economia del processo decisionale — aveva anticipato il tema nel suo articolo “Designing Organizations for an Information-Rich World”.
Simon sosteneva che, in un contesto saturo di informazioni, l’attenzione diventa una risorsa scarsa, soggetta alle stesse leggi di domanda e offerta che regolano i beni economici.
in un mondo ricco di informazioni, la ricchezza di informazioni significa una carenza di qualcos'altro: una scarsità di tutto ciò che l'informazione consuma… l'attenzione dei suoi destinatari…
La riflessione di Hari mi ha colpito proprio perché non punta il dito solo sulle piattaforme o sulle aziende, ma anche su di noi, che spesso alimentiamo senza pensarci questo consumo collettivo di attenzione.
Mi sono reso conto che “non rubare l’attenzione” significa imparare a pesare ogni interruzione, chiedendomi se quello che sto per scrivere aggiunge davvero valore o se rischia solo di frammentare il lavoro di qualcun altro. 🔍 A volte la soluzione è semplice: una richiesta più chiara, un messaggio asincrono al posto di una chiamata, un contesto ben spiegato invece di un ping vago.
Ogni interruzione ha un costo
Prima di scrivere a un collega ho iniziato a chiedermi: questa informazione aggiunge davvero valore o rischia solo di sottrarre tempo? Ogni interruzione, anche minima, ha un costo invisibile.
La ricerca di Gloria Mark mostra che dopo un’interruzione servono in media 23 minuti e 15 secondi ⏱️ per tornare allo stesso livello di concentrazione. Questo continuo task-switching pesa più di quanto sembri: bisogna ricostruire il contesto mentale, si perde l’impulso, aumenta la fatica cognitiva🧠.

E il paradosso è che, abituati a essere interrotti, abbiamo imparato a farlo da soli. Per ansia, per noia, per l’abitudine al ping costante, ci auto-interrompiamo: una notifica, un tab aperto, un “magari controllo anche questo mentre faccio quello”. Hari descrive bene come questo stato di distrazione permanente riduca la nostra capacità di lettura profonda, di concentrazione prolungata, di flow.
Col tempo ho capito che privilegiare la comunicazione asincrona è l’unica strada: la risposta immediata non vale quanto la continuità di un lavoro non interrotto.
Chaos Monkey🙉📅
Un altro nemico della concentrazione, oltre alle notifiche, sono le riunioni senza scopo. Capita spesso di trovarsi in call convocate solo per organizzarne altre. Gli studi sul meeting overload lo confermano: senza agenda chiara e senza risultati concreti, una riunione diventa uno spreco collettivo.
Nel 2023 Shopify ha provato ad affrontare il problema con un’iniziativa chiamata Chaos Monkey for Calendars. Al rientro dalle vacanze natalizie i dipendenti hanno trovato i calendari svuotati di circa 12.000 riunioni ricorrenti, i canali di gruppo su Slack ridotti o eliminati, e l’introduzione dei Meeting-Free Wednesdays, giornate senza call dedicate al deep-work.

La scelta del nome “Chaos Monkey” non è casuale. Prende ispirazione da Netflix, che nel 2011 introdusse il celebre Chaos Monkey: un software che spegneva a caso parti dell’infrastruttura cloud della piattaforma di streaming per testarne la robustezza. Shopify ha traslato questo principio dal piano tecnico a quello organizzativo, applicando la stessa logica al calendario dei dipendenti: introdurre “caos controllato” per spezzare la dipendenza da riunioni inutili e verificare se l’organizzazione fosse abbastanza robusta da funzionare meglio senza di esse.
Alla sperimentazione si è aggiunto anche un Meeting Cost Calculator, uno strumento che calcola il costo economico stimato di ogni call in base al numero dei partecipanti e al tempo coinvolto.

L’effetto non è stato quello di abolire del tutto le riunioni, ma di riportarle al loro senso originario: strumenti eccezionali, usati solo quando necessari, e non un automatismo. Questo approccio ha avuto un impatto diretto sulla cultura aziendale, costringendo i team a chiedersi se un incontro fosse davvero necessario o se un documento condiviso potesse sostituirlo.
Shopify non ha chiesto ai dipendenti di “gestire meglio il tempo”, ma ha cambiato l’infrastruttura stessa del lavoro quotidiano, creando condizioni più favorevoli al pensiero profondo e alla produttività sostenibile.
Il principio che ne emerge è chiaro: mai una call che poteva essere un messaggio. E se una call è davvero necessaria, che abbia obiettivi precisi, durata limitata e partecipanti selezionati. Ogni minuto risparmiato diventa spazio per la concentrazione collettiva.
Protezione del flusso mentale
Il deep work è una condizione fragile che va protetta con cura perché raggiungere questo stato è sempre più difficile. Ogni interruzione, infatti, ha un impatto sulla concentrazione, e l'attenzione è un aspetto fondamentale e limitato della cognizione umana.
Taggare qualcuno senza motivo, interrompere senza contesto, buttare un messaggio a caso in chat equivale a bussare alla porta di uno scrittore mentre sta cercando la frase perfetta.
La regola: contestualizza sempre. “Ti taggo perché hai l’expertise su X.” Non è un dettaglio, è rispetto per il tempo e per la mente altrui. Questo approccio minimizza l'impatto negativo delle interruzioni, che possono frammentare il lavoro e aumentare lo stress. Per conversazioni lunghe, usa thread dedicati: un filo chiaro è meglio di mille interruzioni sparse.
Channel Fatigue
Una richiesta vaga è l’anticamera di un ping-pong infinito. Ogni messaggio incompleto genera almeno cinque messaggi di chiarimento, con il relativo spreco di tempo e attenzione.
Mi sono reso conto che la facilità di delegare tasks tramite Slack, Google chat ci porta ad inviare messaggi continui, frammentando ulteriormente l'attenzione dei nostri colleghi. Ad esempio Slack, nato nel 2013 come alternativa alle email, si è progressivamente trasformato in qualcosa di molto più simile a un social network, fatto di notifiche, emoji e GIF.

La questione delle menzioni è emblematica: servono davvero o no? L’abuso di @channel – che notifica tutti indistintamente – genera quella che potremmo chiamare una vera “@channel fatigue”. Anche l’uso impreciso delle @mention contribuisce al caos: se non sono mirate, i messaggi finiscono per perdersi, oppure obbligano decine di persone a leggere notifiche che non le riguardano.
La soluzione è la completezza: cosa serve, entro quando, in quale contesto. Il principio che mi sono dato è: prima di taggare, pensa. Interessa davvero a questa persona? E perché?
Questa esigenza di chiarezza vale anche per le comunicazioni che inviamo a noi stessi. Una lista di cose da fare vaga non aiuta a gestire le priorità. Invece, un piano d'azione specifico, anche se breve, può liberare risorse cognitive e permetterci di concentrarci su altro, sapendo che non dimenticheremo compiti importanti.
Un messaggio ben ponderato non solo rispetta il tempo altrui, ma aumenta anche le probabilità di ricevere una risposta utile, evitando quel "ping-pong infinito" che consuma le nostre preziose e limitate risorse cognitive.
Micromanagement
Puoi mandarmi un aggiornamento ogni ora, così saprò che siamo sulla buona strada?
Una richiesta apparentemente innocua può trasformarsi in una forma sottile di micromanagement, capace di erodere fiducia, autonomia e concentrazione all'interno di un team.
Nel project management (PM) questo accade quando il responsabile supervisiona ogni dettaglio, impone modalità operative, pretende aggiornamenti costanti e riduce gli spazi di decisione del team. Le forme sono sempre le stesse: report infiniti📝, call infinite📞, approvazioni su ogni minima attività, interventi anche dove le competenze sono già presenti.
Il risultato è paradossale: invece di accelerare, tutto rallenta🐢.
Il tempo⏳si disperde in controlli e conferme, in call per fissare un'altra call🔁, l’errore cresce insieme alla frustrazione 😤, e la produttività cala. Credo🤔che il micromanagement nasca in parte dal desiderio di controllo, ma finisce per minare proprio ciò che dovrebbe proteggere: l’efficacia del lavoro collettivo.
Il controllo ossessivo è figlio della sfiducia🤔? La sfiducia, spesso, nasce dal silenzio informativo. Ecco perché un semplice report giornaliero può cambiare la cultura di un team: tre righe a fine giornata – cosa ho fatto, cosa farò domani, dove sono bloccato – bastano per offrire trasparenza senza bisogno di ping o verifiche continue. La chiarezza riduce l’ansia, elimina il micromanagement e restituisce tempo prezioso al lavoro vero.
Gestire l’attenzione collettiva all'interno di un team significa darsi segnali condivisi: 🔥 per ciò che è urgente, ⚡ per ciò che serve oggi, 📅 per ciò che riguarda la settimana. Significa anche proteggere le pause come zone franche ☕ in cui il lavoro non entra, e chiarire la propria disponibilità (“In deep work fino alle 15”). Non è rigidità: è rispetto reciproco🤝.
Ci sono piccoli gesti che amplificano tutto: controllare i messaggi solo a orari fissi⏰, applicare la regola dei due minuti introdotta da David Allen nel metodo Getting Things Done (GTD). Se un’azione può davvero chiudersi in meno di due minuti, è meglio farla subito: rimandarla significa spendere più tempo a ricordarsene che a completarla.
Questi non sono dettagli marginali, ma abitudini che, sommate, costruiscono una cultura aziedale in cui il tempo mentale non è consumato, ma custodito.
Nel mondo contemporaneo la vera ribellione non è lavorare di più, ma lavorare meglio. Sottrarsi alla tirannia della reperibilità costante, rivendicare la possibilità di un pensiero profondo🧠. Perché, in un’economia che compete per la nostra attenzione, proteggerla non è un lusso: è un atto rivoluzionario.
📚Bibliografia
[0] Wendy Suzuki, Happy Brain, Sperling & kupfer, Milano, 2015
[1] Héctor García & Francesc Miralles, Il metodo Ikigai. I segreti della filosofia giapponese per una vita lunga e felice, Rizzoli, 2019
[2] Jake Knapp, Make Time: Cómo centrarte en lo que importa cada día / How to Focus on what Matters Every Day, Reverte Editorial Sa, 2020
[3] David Allen, Detto, fatto! L'arte di fare bene le cose. Il metodo GTD - Getting Things Done® che ha cambiato la vita e il modo di lavorare di milioni di persone in tutto il mondo, Sperling & Kupfer, 2022
[4] Gloria Mark, Cómo recuperar la capacidad de atención / Attention Span: Un Metodo Revolucionario Para Concentrarse Y Combatir La Distraccion, Urano World, 2023
[5] John Medina , Il cervello al lavoro, Bollati Boringhieri, 2022
[6] Cal Newport, Slow productivity. L’arte dimenticata di essere efficaci evitando il burnout, ROI edizioni, 2024
[7] Oliver Burkeman, Quattromila settimane: gestione del tempo facile ed efficace, TEA, 2024
[8] Laura Mae Martin, Uptime: A Practical Guide to Personal Productivity and Wellbeing, Harper Business, 2024
[9] Hal Elrod, The miracle morning. Trasforma la tua vita un mattino alla volta prima delle 8:00, Macro Edizioni, 2024
[10] John Medina , Il cervello. Istruzioni per l'uso. 12 regole chiare per migliorare la nostra vita, Bollati Boringhieri, 2025
🔗Sitografia
[0] Bonnie Hayden Cheng, To Improve Your Work Performance, Get Some Exercise, Harvard Business Review, 30/05/2023
[1] Jennifer Korn, ‘Time is money’: Shopify calculator shows how much unnecessary meetings really cost the company, CNN, 12/07/2023
[2] Nacho Meneses, Gloria Mark, experta en atención: “Hacer dos cosas a la vez es humanamente imposible”, ElPais, 18/10/2023
📺Videografia
[0] Talks At Google, Le regole del cervello Dott. John Medina , Youtube
[1] Libros para cambiar la vida, El libro más importante que debes leer ya: El Valor de la Atención (Stolen Focus), Youtube
[2] Libros para cambiar la vida, Reseña/Resumen Hábitos Mínimos (Tiny Habits) | Libros Para Cambiar de Vida, Youtube
[3] TED, Wendy Suzuki: The brain-changing benefits of exercise, Youtube
[4] Santiago Allamand, Cómo ser mucho más PRODUCTIVO ⏱ DEEP WORK: El truco del Trabajo Profundo,Youtube
[5] Cambridge ThinkLab, The Science of Our Attention Spans with Professor Gloria Mark, Youtube
[6] InvernovAH, Planifica tu Semana de alta Productividad en lo que tomas un Café (menos 30min), Youtube
[7] Zach Highley, Ho provato a svegliarmi alle 4 del mattino per 30 giorni e mi ha cambiato la vita, Youtube
[8] Dott. Valerio Rosso, SVEGLIARSI PRESTO: A cosa Serve? Come Fare? | LIVE, Youtube
[9] Dott. Valerio Rosso, La mia ROUTINE DEL MATTINO: 3 semplici abitudini QUOTIDIANE, Youtube
[10] Goal Guys, Ho provato la routine mattutina di Andrew Huberman per 30 giorni, Youtube
[11] Goal Guys, Le routine mattutine sono una stronzata... ecco cosa funziona davvero, Youtube
[12] Mark Manson, Perché le routine mattutine sono stupide, Youtube
🔎Papers
[0] Sophie Leroy, Why is it so hard to do my work? The challenge of attention residue when switching between work tasks, Organizational Behavior and Human Decision Processes, 2009